Fumetto, FuturEvo, Generi vari, Horror, racconti, Sci-Fi, Sherazade

Un altro incontro con Paolo Motta

Il momento non è dei migliori e noi creativi cerchiamo di fare il nostro meglio per raccontare le nostre vite, in attesa di incontrarci di nuovo a qualche fiera, per ora sono tutte sospese.
Ecco un’intervista di Paolo Motta per il gruppo Facebook Astronavi, Draghi & Vampiri.

Ghiacciorottura! Presentati al gruppo, dicci chi sei, cosa fai e come lo fai.

Diciamo che sono una specie di nuovo Luigi Cozzi, ho scritto di tutto: racconti, recensioni, saggi, sceneggiature per fumetti, altre per il cinema (queste mai realizzate). Se dovessi però usare una parola sola per definirmi, direi che sono un intrattenitore. Non ho la pretesa di essere un grande autore, di quelli che vincono premi o sui quali si fanno tesi di laurea. A me basta far passare al lettore qualche momento lieto.

Dicci la tua sul coronavir-no dai scherzo! Parlaci delle tue influenze. C’è un autore o un lavoro (film, fumetti, libri etc.) che ti ha fatto pensare “cavolo, devo proprio mettermi a scrivere”?

Difficile dirlo, perché già alle medie avevo cercato di mettere giù dei racconti, che rileggendo anni dopo, ho trovato molto sconclusionati, oltre che spaventosamente moralistici. All’epoca leggevo soprattutto Michael Ende, l’autore de La Storia Infinita e Momo, ma mi aveva influenzato molto anche un saggio sul diavolo scritto da Pier Carpi (che era anche un fumettista). Per cui per un certo periodo continuavo a fantasticare su messe nere, stregonerie e tutto ciò che era macabro o orrorifico. Poi c’è stato Dylan Dog che mi ha acceso la passione per il fumetto. In realtà ne ho sempre letti anche prima, ma fu il personaggio di Sclavi il primo a farmi prendere sul serio le nuvole parlanti come qualcosa che poteva anche trattare temi importanti.

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Parlaci dei tuoi lavori. Ho avuto modo di visionare l’antologia FuturEvo e la rivista Sherazade con la quale collabori, ma so che hai scritto anche altro. Facci una carrellata sulla tua produzione e parlaci della creazione di cui vai più orgoglioso.

Andando con ordine, dopo un paio di corsi di sceneggiatura, sia fumettistica che cinematografica, ho scritto soprattutto per fanzine, come la ormai storica Alienante di Matteo Palimeri. Poi c’è stato il primo fumetto “professionale” ossia Vampire Blues sull’antologia MonStars di Nicola Pesce Editore. Quindi varie collaborazioni con EF Edizioni e il sito Verticalismi.it . FuturEvo è il mio progetto più personale e quello a cui tengo di più. Si tratta di un universo condiviso tra diversi autori, ambientato in un futuro post-apocalittico in cui la scienza è stata in gran parte dimenticata, mentre è ricomparsa la magia. Qui ho riversato la mia passione per autori heroic fantasy come Howard, Moorcock, Sprague de Camp, ecc. assieme a quella per un autore più raffinato, quale Jack Vance. Quest’ultimo con La terra morente, anch’esso un mix di fantasy e catastrofismo narrato con notevole dose di ironia, è forse il mio ispiratore più diretto.

Fai parte della Cooperativa Autori Fantastici. Di che si tratta, e perché è nata?

La Cooperativa Autori Fantastici è un gruppo formatosi su Facebook con cui io e altri amici realizzavamo antologie letterarie in formato digitale (ad esempio Il bar ai confini del mondo che trovate on line). L’intento era semplicemente quello di aiutarci a vicenda, con editing, revisione e promozione dei nostri lavori. In seguito Massimo Vertua mi ha proposto di fare anche delle pubblicazioni cartacee per l’associazione culturale Casa Ailus. Purtroppo questa associazione ha chiuso i battenti e insieme a Massimo ci siamo trovati a pubblicare in proprio anche volumi distribuiti alle fiere o acquistabili su eBay nel mio shop VANHEL-75. Tra le nuove pubblicazioni c’è Sherazade, una rivista contenitore di fumetti fantastici, fantascientifici e horror, dove agli esordienti si affiancano grandi autori, come Marcello Toninelli, Enrico Teodorani e, dall’America, i fratelli Vigil.

Ti trovi più a tuo agio scrivendo narrativa o fumetti? Quali pensi siano i vantaggi del primo sul secondo medium e viceversa?

Diciamo che mi sento un pochino più sceneggiatore, infatti io seguo un metodo di lavoro da fumetto anche quando scrivo racconti: prima faccio una soggetto con la trama generale, poi metto giù tutti i dialoghi e attorno ad essi costruisco il racconto. Tuttavia riconosco che forse la letteratura in prosa ha una marcia in più, visto che è un medium completamente “immaginifico”. Avviene tutto nella mente del lettore e non c’è nessun input visivo o d’altro tipo, a parte le parole su un foglio bianco.

Qual è il tuo genere di riferimento, e qual è quello in cui vorresti diventare un “nome”?

Al momento direi per entrambi le commistioni di generi diversi, ma siccome non mi trovo a mio agio con trame unicamente realistiche, direi la “speculative fiction”, termine in cui i critici anglosassoni fanno rientrare tutti i generi e sottogeneri del fantastico.

Fra internet, streaming e quant’altro, sappiamo che il fumetto non gode di buona salute. Cosa ci riserva, secondo te, il futuro in quest’ambito?

Il futuro al momento non si prospetta roseo. Sparisce proprio il fumetto da edicola che era quello che dava lavoro ai più e il tentativo di innestare i comics nelle librerie ha dato buoni risultati solo per pochi autori. Chi ha la passione continuerà ugualmente a fare fumetti, ma non si sa se con uno sbocco professionale o meno. Forse riuscissimo noi fumettisti ad organizzarci sindacalmente magari potremmo, non dico risolvere tutti i nostri problemi, ma almeno far guadagnare qualche garanzia a chi verrà dopo di noi.

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Pensi che un autore debba esporsi nel trattare temi scottanti, anche magari avendo un’opinione non popolare, e di conseguenza perdendo il consenso (e di conseguenza, l’acquisto) di molti dei propri lettori?

Ogni autore dovrebbe porre una tale questione alla propria coscienza. Io sono già uno che sostiene molte cause controcorrente, come quelle in favore di paesi nel mirino del colonialismo occidentale (Siria, Libia, Venezuela, Bolivia, Iran, tutta l’Africa nera, tanto per citarne alcuni ), ma so che l’opinione pubblica li ha ormai classificati tutti come dittature, approvando quindi implicitamente la loro distruzione. Non ho mai trattato però questo tema esplicitamente in un racconto o in un fumetto, perché rischio di mettere in una situazione difficile i miei soci della Cooperativa, dei quali molti non condividono neppure le mie idee. Magari potrei farlo se decidessi di pubblicare qualcosa del tutto “in proprio”, però al momento non ne sono convinto.

Anticipazioni. Quali sono i progetti artistici di Paolo Motta per il 2020?

La seconda antologia di FuturEvo, sottotitolata I fasti d’oriente, perché si svolgerà in vari luoghi dell’Asia è in fase di revisione. La prosecuzione su Sherazade di Teen Robot, una serie ispirata ai mecha giapponesi disegnata da Bruno Farinelli. Un progetto fumettistico a colori con Bruno Farinelli, di cui non anticipo nulla per scaramanzia. Inoltre ci tengo a vedere ristampata Xandra la Guerriera disegnata dal mio amico Andrea Bulgarelli su testi di Enrico Teodorani.
Senza contare che abbiamo lanciato un concorso per scrittori: https://coopautorifantastici.wordpress.com/2020/01/06/concorso-letterario-gli-eroi-di-howard/
ed uno per fumettisti:

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